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Pontelatone, Trebula, Castel di Sasso: le realtà in cui operiamo

1. Brevi cenni storici sulle città
Pontelatone, piccolo centro a nord della città di Caserta, sorge al centro di una piccola conca racchiusa tra i rilievi del Monte Maggiore.
Sorto come avamposto a difesa dell’antica Trebula (oggi Treglia), città sannita, conquistata dai Romani il 214 a. C., eretta a Municipio alla fine del II secolo, il "Castro” di Pontelatone si rivelò, per la sua posizione geografica, notevolmente strategico soprattutto durante le invasioni dei Saraceni.
Feudo angioino ed aragonese, Pontelatone fu più volte assediata e vide sanguinose battaglie svolgersi ai piedi delle mura del suo castello, senza che lo stesso fosse espugnato.
Oggi resta un centro che ha conservato intatte le sue caratteristiche architettoniche.
Testimonianze visive sono l’edilizia civile, costituita dal borgo murato, l’edilizia religiosa con il Monastero dei frati di San Domenico, la Torre angioina, le bifore in stile gotico-catalano, i portali durazzeschi, le finestre rinascimentali ed i finestroni ad intarsio toscani.
Il Comune di Castel di Sasso è posto in una posizione geografica amena e salubre. Borgo di origine sannita, passò sotto la dominazione dei Romani, dei Longobardi e dei Normanni.
Il Comune di Sasso, Castel di Sasso dal 1863, è di origine antica. Il toponimo è romano, perché il sito, nella sua parte più alta, nella frazione di Sasso, somiglia alla rupe Tarpa, (Saxum) col suo strapiombo calcareo, alto almeno 100 metri.
Il suo territorio è ripartito in aree pianeggianti e zone collinari, ove le cime del monte Majuolo e di Monte Caruso toccano rispettivamente metri 508 e 592 s.l.m.
Mentre l’area comunale, pianeggiante, è coperta da lussureggiante vegetazione ed alberi da frutta, per i pozzi semiartesiani scavati al centro del bacino idrografico del Monte Maggiore, la parte collinare è arida: vi si praticano colture foraggiere-cerealicole ed è coperta di essenze quercine. Solo di recente i contadini hanno cominciato a rivestire le ondulazioni vallive con i vigneti ed oliveti per fini industriali. L’aria è salubre, la temperatura è mite.
"Trebula” sorgeva dov’è l’attuale Treglia. È di origine osca, fu poi sannita quindi romana. La sua origine osca (tosco-umbra) è avallata dalla cinta muraria formata da blocchi megalitici, dal rinvenimento di vasi osci, da tombe venute alla luce, da resti di lance, di elmi e da monete con effigi recanti serpentelli sibilanti.
Trebula costituiva la punta avanzata dei Pentri ed il suo "atto di nascita” deve essere anteriore a quello di Roma, probabilmente risale al IX secolo a.C. Era una città interessante tanto da meritare l’attenzione di Polibio, Livio, Marziale e di Cicerone. Sorgeva su di un territorio di circa 10 mila ettari. Comprendeva l’attuale territorio di Pontelatone, Liberi, Formicola e Castel di Sasso, estendendosi fino al Volturno. L’agro trebulano aveva una costituzione fisica invidiabile per l’economia, per la difesa militare e per il clima: pianura, colline, montagne, valli torrenti e sorgenti idrotermali. Trebula era una città autosufficiente, le sue fertili colline producevano: olive, cereali, legumi ed uva.
I suoi boschi lussureggianti nutrivano suini, bovini ed castagneti ed i querceti offrivano asilo a cervi, cinghiali e a numerose specie di volatili. I Romani trovarono nell’ambiente trebulano una rispondenza completa al loro costume e predilessero la zona per il loro otium (Cicerone soggiornava spesso a Trebula ospite dell’amico L. A. Ponzio Antioco; Polibio poneva tra i vini pregiati quelli trebulani; Marziale elogiava i formaggi e i salumi). Si impossessarono di Treglia facendone una colonia dopo il 215 a.C. quando fu espugnata da Fabio Massimo per essersi schierata con Annibale. Trebula integrata nella Campania era di certo un fiorente Municipio perché la sua condizione di colonia era cessata dopo la prova di fiducia data a Roma. Lo confermano i ruderi della città: il foro, le terme, resti di ville e di templi. Per la distruzione di Trebula si fanno varie ipotesi; probabilmente fu distrutta da un terremoto, quello del 685 a.C. che rase al suolo Capua o quello dell’805 che distrusse Alife.
La scuola secondaria di 1° grado di Pontelatone è nata con la legge istitutiva del 1963 e fu intitolata successivamente dall’Amministrazione comunale a Luigi Settembrini, scrittore, combattente e patriota del Risorgimento Italiano.
L’inizio non fu facile dal punto di vista organizzativo, per le ancora precarie condizioni economiche in cui giacevano i piccoli Comuni. Il funzionamento avvenne per alcuni anni e fin quando non fu edificato l’edificio, in vani privati messi a disposizione da un benefattore del tempo. Si avvertiva anche la mancanza di alunni che potessero frequentarla, c’era allora bisogno per l’iscrizione alla 1^ classe del superamento di un esame di ammissione, ma anche questo ostacolo fu superato e l’anno scolastico 1963/64 poté avere inizio. La prima presidenza fu della dottoressa Laurenza già preside titolare della Scuola Media Statale di Alvignano. L’anno successivo alla scuola di Pontelatone, autonoma da Alvignano, le fu aggregata la sezione del vicino comune di Castel di Sasso e negli anni seguenti quella di Formicola, la cui presidenza era stata soppressa per mancanza di alunni, ma da qualche decennio entrambe le scuole funzionano ciascuna con propria Presidenza.
I presidi che si sono succeduti a dirigere la Scuola Secondaria di 1° grado di Pontelatone, oggi Istituto Comprensivo, sono stati il: dott. di Domenico Bernardino, dott. Tartaglione Vittorino, dott. Tartaglione Giovanni, dott. Scirocco Pietro, dott. D’Alena Giovanni, dott.ssa Cioppa Maria Antonietta, dott. Raucci Angelo Antonio, dott.ssa Altieri Armida, dott. Stellato Nicola, dott. Della Morte Antonio, dott. Fusco Antonio; dott.ssa Piscitelli Vincenza, dott. Di Giacomo Raffaele, dott.ssa Nespoli Immacolata.
Nell’anno scolastico 1998/99 c’è stata la razionalizzazione dell’Istituto che oggi è così costituito: IL CONTESTO SOCIO-ECONOMICO-CULTURALE
L’ambiente in cui vivono gli alunni è di tipo agricolo, artigianale e commerciale. La struttura prevalente della famiglia è patriarcale, mentre sussiste quella nucleare nei casi di più recente formazione. La maggior parte degli alunni vive nelle fattorie, lontano dai centri abitati, e anche distaccate tra di loro. Questa situazione crea carenze a livello di socializzazione, di integrazione e di scambi culturali. Questo stato di cose favorisce il problema dello svantaggio socio-culturale e della conseguente demotivazione allo studio.
Pur rilevando, dal punto di vista economico, condizioni di vita improntate ad un benessere piuttosto diffuso, culturalmente l’ambiente, sia pure con qualche eccezione, rimane, come già detto, povero di stimoli. La scuola rappresenta, dunque, un punto importante di incontro e di aggregazione, di scambio e di crescita.
La partecipazione delle famiglie alla vita scolastica dei propri figli appare diversificata: accanto alla stragrande maggioranza dei genitori che avvertono vivamente il rispetto della tradizione e dei valori e collaborano con la scuola favorendo la formazione umana, sociale e culturale dei loro ragazzi, altri seppure sparuti, si rivelano meno attenti alle esigenze primarie dei loro figli, soddisfacendo spesso esigenze secondarie.
Per quanto concerne le risorse è da premettere l’esigenza della professionalità del docente per un buon equilibrio formativo; infatti, alla crescita e alla trasformazione corporea del bambino e del ragazzo si affianca un nuovo compito evolutivo che riguarda la logica formale ed astratta, nonché il continuo potenziamento e consolidamento dei veri valori dell’uomo e della vita.
Un’ulteriore risorsa proviene dall’effettuazione di uscite didattiche, visite guidate e viaggi d’istruzione, dalla promozione di attività extracurriculari e di attività sportive.
Il progetto è una risposta alla domanda formativa esplicita posta alla scuola dai genitori e dai ragazzi, così come essa è andata rilevandosi nel tempo attraverso i vari monitoraggi effettuati dalla scuola. La domanda è abbastanza diversificata, a seconda dell’ambiente di provenienza e delle aspettative maturate nei confronti della scuola: c’è chi desidera che accanto ad una seria preparazione di base si diano elementi integrativi del curriculum tali da facilitare il prosieguo degli studi in indirizzi di un certo impegno, chi ha l’esigenza primaria di integrare l’opera educativa dei genitori con quella scolastica, chi ha bisogno di recuperare abilità e conoscenze che non è riuscito a sviluppare durante gli anni precedenti e c’è chi, oltre alla diversificazione dell’offerta formativa, esige anche la capacità di cogliere i cambiamenti e di adeguarsi ad essi nella misura necessaria. Comunque la domanda più comune che si può leggere è quella di garantire ai ragazzi:
1) una capacità orientativa ed una preparazione minima per proseguire gli studi;
2) lo sviluppo della lingua inglese;
3) lo sviluppo non solo delle abilità cognitive, ma anche di quelle operative/motorie.
TIPOLOGIA DEGLI ALUNNI
La popolazione dell’Istituto Comprensivo "L. Settembrini” di Pontelatone è da considerarsi omogenea.
I vari plessi appartenenti all’Istituto Comprensivo, ovvero la Scuola dell’Infanzia, la Scuola Primaria e la Scuola Secondaria di 1° grado di Pontelatone, la Scuola dell’Infanzia e Primaria di Treglia, la Scuola dell’Infanzia e Primaria di Strangolagalli sorgono in paesini di montagna abitati da famiglie che vivono una situazione socio-economico-culturale abbastanza semplice. La popolazione adulta è occupata soprattutto nel lavoro dei campi o in attività di commercio.
Non esiste il fenomeno della dispersione scolastica e gli alunni frequentano la scuola con assiduità.
Il numero degli analfabeti o semianalfabeti è minimo ed i bambini sono abbastanza seguiti dalle loro famiglie.
L’unico modello di riferimento culturale adeguato ai loro bisogni psico-affettivi e cognitivi permane ancora la scuola, quale agenzia educativa in grado di fornire loro strumenti di integrazione sociale e culturale.




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